La Buona Scuola è il titolo di un libro di particolare attualità, che si colloca nel vivo del dibattito aperto nel nostro Paese a proposito di riforma, anche se il punto di vista assunto non riguarda le cronache quotidiane ma il processo di riforma che, a livello internazionale, investe i sistemi scolastici e sollecita una profonda revisione dei curricoli.
Gli orientamenti internazionali ci propongono due grandi modelli, che si presentano entrambi come capaci di rispondere alle sfide del cambiamento, ma che sembrano porsi come reciprocamente alternativi: quello funzionalista e quello antropocentrico.
La prospettiva funzionalista intende la scuola al servizio del progresso economico e considera corretto che sia il mercato a dettare gli indirizzi che devono guidare i curricoli scolastici, fissando le competenze ritenute indispensabili.
Al contrario, la prospettiva antropocentrica costruisce il curricolo non a partire dai “profili di uscita”, ma dalle esigenze profonde di sviluppo della persona. Il curricolo “nasce dal basso” e le competenze da sviluppare riguardano le dimensioni costitutive della persona, che chiedono all’azione educativa di essere riconosciuta, sostenuta e valorizzata.
Infine, una “buona scuola” è quella che non dimentica che la sua prima attenzione è verso lo studente, nei confronti del quale ha un compito di orientamento e di proposta.
Sono questi i sentieri in cui ci porta il libro di Italo Fiorin: una guida sicura per ogni insegnante che voglia restare padrone del suo mestiere e per ogni scuola che voglia fondare meglio le sue scelte culturali ed operative.
